Quando si parla della cittadina di Noli, il pensiero va immediatamente alle Repubbliche Marinare. In quel particolare periodo, quella che oggi è un piccolo centro come tanti altri sulla costa ligure, fu uno dei porti più importanti di tutto il Mediterraneo.

Nonostante ciò, quest’oggi vogliamo concentrarci su una fase della storia di Noli forse meno brillante ma comunque degna di nota. Per la rubrica Storie Marinare infatti, ci occuperemo proprio del centro nolese, andando a dare un rapido sguardo a cosa ci racconta in tal senso il libro L’epoca eroica della vela – capitani e bastimenti di Genova e della Riviera di ponente nel secolo XIX scritto da Gio. Bono Ferrari, 1941 Rapallo – Arti Grafiche Tigullio.

Ovviamente, trattandosi di un libro risalente a settant’anni fa, alcune parti del testo potrebbero risultare dal suono particolarmente bizzarro al giorno d’oggi.

La nobile città di Noli, in antico tanto marinara e armatoriale, non fu, all’epoca della rinascita velica di Liguria, né porto di armamento, né proprietaria di bastimenti di mar aufera.
La sua marineria era soltanto da cabotaggio, o meglio, detto da traffici costieri per sei mesi e da pesca del corallo per gli altri sei mesi dell’anno. E come i nolesi son gente tenace, si può dire che in Liguria furono gli ultimi ad abbandonare il pesante, ma anche attraente lavoro della ricerca del corallo.

Infatti fino a pochi decenni fa, e quando già il corallo aveva subìto il primo forte deprezzamento, gli audaci corallini di Noli seguitarono ad accanirsi in quella pesca che abbandonarono soltanto quando si constatò l’esaurimento pressoché totale dei nostri banchi coralliferi.

E non si creda che l’industria del corallo fosse pesca povera. Di provento modesto erano le minutaglie e i rami rotti ed esigui che si vendevano ad accaparratori di Genova, che li davano poi a lavorare nei casolari della vallata del Bisagno. Ma per i tronchi di grosso fusto e per le qualità di pregio i nolesi spuntavano dei prezzi che qualche volta furono addirittura elevati. E come erano praticissimi di tutti i fondali e come conoscevano anche le cosiddette “poste”, la loro fatica risultava spesso redditizia.

In piena epoca umbertina un ramo di corallo “rosso sangue” pescato dai nolesi, fu acquistato per novemila lire dal Municipio di Genova per ricavarne lo scolpito manico di un meraviglioso parasole di trine offerto alla Regina Margherita di Savoia. Anni prima un altro rarissimo tronco di corallo “rosato” era stato venduto al pubblico incanto nella città di Berlino, ricavandosi 1300 sterline. Pesava undici libbre. Questo ramo di corallo però non era stato pescato a Noli.

E con queste scarne notizie e con il dire che i superstiti corallini ed i tenaci pescatori di Noli scrissero ancora, nel 1917 una meravigliosa pagina di ardimento e di umanità, salvando i naufraghi e i tanti inglesi feriti del trasporto da guerra “Transilvania”, colato a picco per siluramento in quel di Capo Noli, si potrebbe anche chiudere il capitolo. Ma se Noli ha soltanto ad oggi 2000 abitanti, non è per questo una calanca. Né uno di quei pochi approdi di Liguria che non ebbero più, durante il secolo XIX, storia veramente velica. Noli è tutt’altra cosa.

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