Così come la maggior parte delle cittadine rivierasche, anche Celle Ligure ha alle sue spalle una storia piuttosto interessante, ovviamente legata in maniera indissolubile al mare.

La rubrica Storie Marinare, nella sua undicesima puntata, si occuperà proprio di tale località. Come sempre, il testo qui presente rappresenta un estratto del prezioso libro L’epoca eroica della vela – capitani e bastimenti di Genova e della Riviera di ponente nel secolo XIX scritto da Gio. Bono Ferrari, 1941 Rapallo – Arti Grafiche Tigullio. Pertanto, il linguaggio utilizzato può risultare piuttosto arcaico e a tratti pomposo se visto con gli occhi del lettore moderno.

Le storie marinare di Celle Ligure

“Era mio figlio quel audace navigatore
COLLA che già nel 1661 si trovava nei
Mari delle Indie comandando, con il
grado di “Grande Almirante” una squadra
di sessanta navi Spagnuole”.

Nulla assolutamente di scritto. Ma i più vecchi di questa così bella e accogliente cittadina, da noi interrogati raccontano, basandosi sulle antiche tradizioni, che Celle Ligure s’arricchì nei commerci e nei traffici marittimi con la Spagna.

Specialmente durante il 1600 e il 1700. Ciò vuol dire che i cellesi erano navigatori. E che al pari di quei di Arenzano avevano delle barche che, trascurando gli approdi di cabotaggio, preferivano le navigazioni di Spagna e Portogallo, forse anche perché nelle città mediterranee spagnuole vi erano stabiliti dei mercatanti oriundi di Celle Ligure.

Da quello che si racconta, pare che certe famiglie primarie del borgo, pur non essendo marittime, contribuissero ad armare, a quei tempi, sciabecchi e galeazze commerciali per i redditizi traffici con la Spagna e il Portogallo.

Le famiglie che dedicarono navi e capitali a quelle imprese marittime furono allora le seguenti: COLLA, FERRO, ROSCIANO, SPOTORNO, AVOGADRO, FERRALASINO, BOAGNO, GALLEANO, LAGORIO, SEGALE, PESCETTO, BIALE, TESTA, AICARDI, LEGALE ed i GAMBETTA, dai quali discese poi il celebre tribuno francese Leone Gambetta.

La grande attività armatoriale di Celle decadde ed ebbe fine con gli anni della rivoluzione francese. Chiusi prima e distrutti poi i traffici con la Spagna, le più ricche famiglie del borgo, quelle proprio che avevano ricavato dal mare e dai “fondachi” commerciali di Spagna dei veri capitali, volsero allora le proprie cure alle estese e incolte terre del contado. E si videro allora i “signori” dirigere loro stessi la frantumazione dei rudi sedimenti d’arenaria e della strana “puddinga” dell’epoca paleozoica, per ricavare ripiani, fasce e fascette atte a ricevere le migliaia e migliaia di piante d’olivo e di vite.

Un vero rimboschimento di tutto il contado che fece, di balze trascurate e sassose, delle vere ville agricole che diedero pane e lavoro ai tanti tipici “manenti” delle frazioni di Costa, Pecorile, Sauda, Brasi, Ferraro e Cassisi.

– – – – – – – – – – – – – – – –

Con la costituzione del Regno Sardo la marineria cellese si riebbe alquanto. I nipoti degli armatori delle antiche galeazze commerciali costruirono nuovamente naviglio. Si ricordano di quell’epoca, 1860-1875 i seguenti bastimenti ed i seguenti Capitani di mare:

  • ANGELO FERRO. Fu armatore del B.G. “Nostra Madre” che comandò di persona. Ebbe un figlio, Bernardo, che già Capitano, perì in naufragio.
  • GIACOMO GUAGNINO detto “Il Belledonne”. Fu armatore del brig. “Animoso” che comandò di persona.
  • GIACOMO MEZZANO, rinomato lupo di mare. Ebbe tre figli che furono tutti e tre Capitani di Mare: Cap. Giacomo, Cap. Stefano, Cap. Michele.
  • GUAGNINO BERNARDO. Un lupo di mare che vantava 45 anni di navigazione effettiva. Per un periplo di viaggi Inghilterra-Pacifico, stette ben undici anni senza entrare in Mediterraneo.
  • CASSINELLI MICHELE.
  • ARECCO EMILIO.
  • ANGELO FERRO.
  • CASSINELLI DOMENICO.
  • MICHELE FERRO.
  • MEZZANO MICHELE.
  • GAMBETTA MICHELE. Comandò bastimenti da cabotaggio.
  • FERRO LUIGI. Morto sulla costa di Dover, Inghilterra, causa una ferita riportata durante un temporale.
  • SALVATORE TORTAROLO. Comandò sempre i bastimenti del casato Pescetto.
  • ARECCO FRANCESCO detto il “Massaia”.
  •  G.B. PINASCO.
  • GUAGNINO AGOSTINO.
  • SIROMBRA GIO.BATTA, armatore del brig. “La Pace”.
  • REBAGLIATI AGOSTINO. Comandò per molti anni il brig. “Animoso” che era del casato Guagnino.
  • SIROMBRA EMILIO fu Cap. Gio.Batta.
  • SIROMBRA LUIGI fu Cap. Gio.Batta. Per la sua forza erculea era soprannominato il “Bulgaro”.
  • GUAGNINO BERNARDO.
  • CASSINELLI LAZZARO.
  • ARECCO BENARDO. Prese sullo scalo il maestoso “Savoia” dei Cerruti di Varazze e lo comandò per i viaggi Oceanici.
  • ARECCO GIUSEPPE. Comandò i bastimenti della “Cassa Marittima” e poi quelli dei Sanguineti di Chiavari.
  • BERNARDO BEISO.
  • ANTONIO BEISO.
  • MICHELE BEISO. Comandò bastimenti al lungo corso e poscia il bacino galleggiante di Genova.
  • BRUNO BARTOLOMEO. Quando Cap. Bernardo Arecco sbarcò dal “Savoia” dei Cerruti, fu Cap. Bruno ad assumere il comando.
  • BARTOLOMEO ARECCO. Assieme ai suoi tre fratelli: Cap. Bernardo, Cap. Giuseppe e Cap. Emilio fu armatore dei brigantini a palo “Fratelli Arecco”, “Progressista”, “Rosetta Arecco”.
  • PESCETTO LUIGI. Fu armatore di bastimenti. Si ricordano il brig. “Santa Maria” e il brig. “Assunta”. Poscia fu Direttore della Cassa Marittima. Dei suoi figli, uno fu Colonnello Macch. (macchine? N.d.r.) nella R. Marina; l’altro Ufficiale della “Veloce”.
  • Cap. PESCETTO NICOLO’. Comandò di persona il suo bastimento l”Animoso P.”.

Il Cap. Bartolomeo Arecco, oltre ai sopra elencati bastimenti, fu anche l’armatore del “Celle Ligure”, un capace e rinomato bastimento varato verso il 1874. In prosieguo di tempo fu venduto al Cap. Canessa di Camogli, che lo fece viaggiare sotto il nominativo di “Canessa Madre”.

Altri navigatori dell’epoca della vela degni di essere ricordati: Luigi Arecco fu Giovanni e G.B. Badino fu Giuseppe, morti per la Patria nel 1859; Francesco Spotorno fu Michele, ucciso a Lissa; Ferro Angelo e Ferro Michele, medaglie d’argento della campagna di Crimea; Cap. Bartolomeo Arecco, combattente a Lissa; Magnasco Bartolomeo e Luigi Ferro, che erano insigniti, entrambi, di due medaglie al valore.

Delle antiche intraprendenze marinare dei cellesi e delle ricchezze accumulate con i traffici, ne dà d’altronde una conferma la magnifica chiesa costruita nel secolo XVII ed arricchita continuamente dai naviganti. S’intitola ai Santi Giorgio e Michele. E’ di stile barocco, ma assai severa ed elegante, con numerose cappelle ricche di marmi e di ori.

Quando s’iniziò la prima crisi della vela, Celle Ligure, a somiglianza delle altre città marinare della Riviera, diede all’emigrazione buona parte del suo elemento marino.
Dei più antichi espatriati alle Americhe si ricordano: Cap. Antonio Sirombra, stabilitosi a Buenos Ayres; i marittimi Gerolamo Mordeglia e Michele Venturino, radicatisi pure a Buenos Ayres con negozi; Giovanni Ferro, che spintosi nel nord dell’Argentina, veniva ucciso da un giaguaro durante una spedizione nel Chaco; Domenico Badino, che attraverso a lotte e fatiche era riuscito a fondare a Buenos Ayres, in Calle San Josè, uno dei più grandi molini, l’Italo-Argentino, e che morì milionario.

Cap. Ghersi Gio. Batta, che fu pilota del Rio de la Plata. Ferro Bernardo, che a Rosario di Santa Fè si arricchì nei commerci; Piazza Antonio, rimasto in America a causa naufragio. Prima si stabilì a Panama, poi passo in Bolivia e al Chile. In ultimo andò a stabilirsi a Rosario di Santa Fè, ove si creò una posizione commerciale invidiabile. Un altro marittimo, Giacomo Arecco, detto “Don Santiago”, prima si stabilì a Montevideo e poscia a Buenos Ayres, ove ebbe fiorenti commerci.

Pure a Montevideo vi si stabilì Delfino Bartolomeo. I suoi discendenti uruguayani sono oggi avvocati, ingegneri e diplomatici. Nel Brasile, a Porto Alegre, ebbe negozi il sig. Gio.Batta Calcagno.
A Menfis (S.U.A.) vi si era stabilito G. Ferro fu Angelo. Nel Marocco poi, i cellesi vi si stabilirono quasi contemporaneamente ai Garassino di Alassio, verso il 1824, molto prima degli inglesi e dei francesi.

La famiglia che più eccelse in quei traffici fu quella dei Guagnino. Ancor oggi, dopo ben 115 anni, i pronipoti di quei lontani navigatori, Umberto ed Emanuele Guagnino, vivono e prosperano in Larache. Un’altra famiglia che ebbe commerci al Marocco fu quella dei vari Capitani Sirombra. Anche i Gambetta (dai quali discese il grande tribuno di Francia, Leone Gambetta), ebbero traffici con il Marocco.

Questo ed altro ancora ci diceva un vecchio ed autentico lupo di mare di Celle Ligure. Una bella figura di vegliardo novantenne, il Comandante Onorio Pescetto, che tutta la sua vita passò sul mare. E dal suo lento e un po’ stanco periodare si indovinava la sua infinita bontà d’animo, perché egli aveva una buona parola per tutti coloro – che tanti anni fa – contribuirono a valorizzare la sua terra natale. “Se abbiamo l’acqua purissima del Nasco, in tale abbondanza da poterne regalare ai paesi vicinori, il merito è dell’on. Michelino Poggi, di S. E. Testa, del dott. Biestri e di coloro che ebbero fede in questi tre uomini. Se possediamo un Asilo Infantile modello, lo si deve al buon cuore ed alla munificenza di Nicolò Aicardi, un nobile armatore-mercante nato nel 1795. Se possediamo un omogeneo complesso di opere sanitarie è grazie al tenace e silenzioso lavoro del benemerito Ing. Luigi Guglielmo Camogli, che la sua vita spese in opere di bene. E il capace edifizio delle Scuole deve tanto al dott. Giuseppe Risso, che morì beneficando. Come era morto beneficando l’antico Sindaco avv. Gio.Batta Poggi, forbito scrittore e degno Presidente della Corte d’Appello di Genova. E non crediate mica, proseguiva il nobile lupo di mare accalorandosi, che Celle Ligure abbia avuto soltanto questi uomini.

Altri ne vantò, nei secoli. Vedete quella piazza? S’intitola a Papa Sisto IV, della famiglia Della Rovere, nato a Pecorile, terra di Celle Ligure.

Un egregio mercante, che ai suoi tempi diede lavoro a tanti bastimenti. Stefano Boagno, che a Palermo verso il 1680 aveva “fondachi”, lasciò quanto possedeva per la erezione del vecchio Ospedale.

Bernardo Colla, vissuto nel 1700, fu uomo assai preclaro e ben visto alla corte di Spagna, che in momenti difficili lo mandò come Giudice Supremo e Tesoriere Reale al governo delle Isole Canarie.
Salvatore Spotorno fu valente architetto. Giovanni Biale fu un celebre giureconsulto. Dei suoi discendenti uno, Lorenzo Biale, fu Vescovo di Ventimiglia; l’altro, Raffaele Biale, fu Vescovo d’Albenga.
Federico Colla fu ministro di Stato e nel 1849, in seguito all’abdicazione di Carlo Alberto, fu anche Reggente del Regno di Sardegna.

Dei miei vecchi, vedete – e le notizie è bene che le abbiate proprio da me perché almeno sono precise – vi fu un Bernardo Pescetto, autore di un egregio manoscritto sulla storia ecclesiastica di Savona (1750).

Francesco Saverio Pescetto (1770-1840), seppur ecclesiastico, fu medico rinomato e valente matematico. Poi chiese di andare missionario alle Indie. E morì Arcivescovo e Vicario Apostolico del Malabar. Mio nonno fu Capitano di mare, ma non armatore. Navigò assai comandando bastimenti di Genova di un armatore Vassallo.

Mio padre, Federico Pescetto, fu Generale del Genio. In tempi in cui delle decorazioni si era assai parchi e gelosi, egli ne possedeva ben diciotto.
Fu Ministro della Marina, Deputato per molti anni di Savona e poi Senatore.

Dei miei fratelli, Alberto Pescetto fu Capitano delle R. Capitanerie di Porto; Eugenio Pescetto fu Generale del Genio; Igino Pescetto fu ingegnere e Generale nei Regi Arsenali; Ulrico Pescetto fu Capitano di Vascello.

Io battei sempre il mare fin che potei, al comando dei transatlantici della N. G.Italiana. Delle mie sorelle, Clementina andò in sposa a Blàs Pescetto, appartenente ad un ramo Pescetto che si era stabilito con commerci al Messico. L’altra, Sofia, fu la sposa del Tenente Generale Alessandro Sala.
– – – –
Così terminò di favellare un nobile navigatore di Celle Ligure, in sul finire di una sera oramai lontana, proprio quando dall’alata chiesina della Crocetta – ove stanno raccolti i tanti ricordi e gli ex-voto dei marinai – le campane spandevano sul mare di Liguria le suggestive note dell’Ave Maria…

Share This