È una piccola soddisfazione che coltivavo da anni e che oggi posso ritenerla appagata.

Mi diverto a costruire i carri di carnevale per i Comuni che richiedevano collaborazione e bazzicando gente di quel mondo, vedevo con frustrazione che molti paesi e città avevano la loro maschera. Dalle più note, che sono nella commedia dell’arte, legate a città (Balanzone, Brighella, Colombina, Gianduja ecct) a quelle dei paesi più piccoli e forse meno conosciute: per Santhià: Stevulin e Majutin; Novara: Re Biscottino e Regina Cunetta; Savona con Ciciulin; Saluzzo: La Castellana con Ciaferlin; Loano: Beciancin e Puè Pepin; e così via… Tutte riconosciute dal Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane.

Personaggi inventati o realmente esistiti che avevano lasciato traccia di sé per le stravaganze o grazie all’apporto della fantasia del tutto italica. Ma a Borghetto Santo Spirito non avevamo proprio nessuno nessuno? Possibile che le nuove generazioni non avessero nulla da tramandare?

U Cillu, la maschera borghettina ispirata a un personaggio realmente esistito

Non dovetti ragionarci troppo perché, anche se io non ne ricordo il volto, ne avevo sentito le gesta di sfacciato millantatore, opportunista e guascone che, pur essendo povero e vivendo alla giornata, si divertiva a spacciarsi per ricco signore con nobili origini per beffare il “bagnante” di turno o per ammaliare “La bagnante”. Non sto a raccontare alcun aneddoto, ma torno ai fatti. Ne parlai a qualche amministratore comunale, ma i politici hanno altri interessi molto più tangibili…

Era il 2006 ed un giorno, ricordando questo personaggio che chiamavano U Cillu (Falco Tersilio all’anagrafe) con l’amico e collega Lorenzo Traverso, per chiedergli qualche notizia, lui che lo aveva conosciuto molto bene ( suo padre, Orazio Traverso, nella sua trattoria gli toglieva spesso la fame). Ebbene, rimase entusiasta della mia idea di proporlo a maschera ufficiale di Borghetto S. Spirito.

Un abbigliamento fuori dagli schemi e il “partito della bistecca”

Gli chiesi se avesse collaborato vestendone i panni ed esibirsi al carnevale di Loano per dare ufficialità alla maschera. Accettò e si mostrò alla sfilata in perfetto abbigliamento da dandy: cappello panama e vestito interamente bianchi, occhiali rigorosamente senza lenti, bastone da passeggio e, come ciliegina sulla torta, il simbolo del partito che aveva fondato per prendere in giro gli allora amministratori comunali, ovvero il partito della bistecca (guarda caso la storia si ripete sempre). Purtroppo nei giorni della sfilata ebbi personali dei problemi e non potei presentarlo come si conveniva. Fu mio grande dispiacere aver coinvolto Enzo senza ottenere alcun risultato, dopo la sua disponibilità e partecipazione.

Qualche anno fa riparlai con Santino Puleo (Presidente dell’associazione Vecchia Loano) di quel mio fallimento e del mio stato d’animo. Santino, da grande amico qual è, mi disse che avrebbe tentato di sistemare le cose ed onorato, se i parenti fossero stati d’accordo, anche l’impegno di Enzo. Santino Puleo, oltre alla carica suddetta è anche nel direttivo del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane e quest’anno, con il suo notevole contributo, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento ufficiale: U Cillu è diventato la maschera ufficiale di Borghetto Santo Spirito.

Non solo U Cillu: ecco la principessa Perseghina e U Ciantacoi

In data 9 dicembre 2018, presso il Salone delle Feste di Borghetto S.Spirito, alla presenza del Sindaco e di numerose maschere del ponente savonese, è stata festeggiato l’evento e ad accompagnare U Cillu vi erano altre due “creature” che hanno preso vita in seguito all’idea originale. In questo modo abbiamo ad affiancare quella principale anche la principessa perseghina e U ciantacoi.

Queste ultime due figure hanno la caratteristica di focalizzare l’attenzione sulle radici contadine della città rivierasca, in quanto il frutto della pesca era la principale fonte dell’ economia Borghettina dopo la prima guerra mondiale e ciantacoi era un riferimento al cavolo, ortaggio anch’esso coltivazione locale, tanto che una vecchia filastrocca per dileggiare quei di Borghetto, faceva cosi’: “Burghettin, ciantacoi e ravanin, porta u Cristu a-a reversa, anima persa“.

A molti di voi tutto questo non interesserà, ma a parte la maschera e il suo piccolo significato campanilistico, stiamo parlando delle radici di questo paese che stanno per sparire, di storie fantastiche e di lazzi che si inventavano e che si tramandavano. Di cittadini come appunto U Cillu, Pippu u Doria, U Bulla, Argentin, Angiulin u Borzi, Silvio u stagnin e tantissimi altri che, con le loro burla, verranno spazzati via, perché presto avremo perso le memorie storiche del paese. Un vuoto che non potremo colmare mai più.

Almeno salviamo l’irriverente, il fanfarone… Quello che sbeffeggiava i fanti e anche i santi, ma che faceva sorridere con piccole cose, con trovate geniali e spontanee. Un Borghettino non proprio modello di civismo, ma burlone si… e che forse ora sorriderà da lassù, assieme a tutti gli altri di quanto stiamo cercando di architettare alle sue spalle, per lasciarlo alla memoria di chi verrà.

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