Anche la cittadina di Pietra Ligure, così come gli altri centri urbani costieri, ha un passato molto interessante sotto il punto di vista marinaresco. In questa quinta puntata della rubrica Storie marinare, andremo ad analizzare il passato pietrese e le relative storie e leggende che la riguardano. Anche in questo caso, la fonte è il libro L’epoca eroica della vela – capitani e bastimenti di Genova e della Riviera di ponente nel secolo XIX, scritto da Gio. Bono Ferrari, 1941 Rapallo – Arti Grafiche Tigullio.

Le storie marinare di Pietra Ligure

La piccola e sicura rada di questa bella cittadina era, al tempo della vela, assai apprezzata dai naviganti come punto di appoggio per le bufere invernali della tramontana. Ed i suoi abitanti, salvo quelli che nelle varie frazioni si dedicavano all’agricoltura ed alla filatura della seta, erano ancora, verso il 1875, quasi tutti sul mare.

Navigatori arditi e di vecchia data, quei di Pietra Ligure. Uomini audaci e traffichini che durante tutto il 1700 frequentarono continuamente gli scali di Francia e di Spagna mercatando un assai lucroso marmo che avevano scoperto nelle viscere della propria montagna. I loro sciabecchi erano apposta più panciuti, precisamente in considerazione del peculiare carico che trasportavano. E per distinguerli dagli altri, che erano di forme piuttosto sottili, i navigatori ponentini li chiamavano sciabecconi. Dopo una parentesi di distruzione, 1703-1807, dovuta alle fregate e ai legni corsari inglesi, anche quei di Pietra Ligure costruirono brigantini e scune.

La Loano marinara e armatoriale, la città che aveva avuto tanti bastimenti e tanti egregi Capitani di mare, vorrà perdonare se certe notizie riguardanti gli Accame, trasferitisi in un secondo tempo a Loano, le diamo, anziché nel capitolo di Loano, in quello di Pietra Ligure. Ci siamo decisi a far ciò onde non incorrere nel pericolo di doppioni, perché le notizie verbali raccolte qua e là dai vecchi e superstiti navigatori sono fra di loro contradditorie.

Veridiche e d’accordo nell’affermare l’esistenza di un barco e di confermarne il nominativo, sono invece, nella maggior parte dei casi, in disaccordo nello stabilire quali erano i bastimenti da assegnare a Pietra Ligure e quali a Loano. Eccone un esempio tipico: il brigantino “Colomba” era dei fratelli Accame vulgo “Cruzi”, che poi se ne andarono a Loano, ma era comandato, perché ci era interessato con dei carati, dal Capitano Nicolò Castellino di Pietra Ligure. Ed altra gente di Pietra Ligure ci aveva dei carati.

Altro caso: il brigantino “Pietra Ligure” era dell’armatore Emanuele Accame detto il “Baulbo” nato a Pietra Ligure. Ma viceversa fu comandato per molti anni dal Cap. Felice Calderone che era zio e cognato dell’armatore e che era nativo di Loano.

Terzo caso: il brig. “Disinganno” era dell’armatore di Pietra Ligure Lorenzo Accame detto il “Bulletto”, ossia guappo, nativo di Pietra Ligure. Sul barco vi avevano dei carati altri suoi parenti di Pietra Ligure, ma fu sempre comandato da Capitani di Loano, fra i quali si ricordano Cap. Calderone, Cap. Lavagna e Cap. Craviotto.

Di fronte all’aggrovigliarsi di queste notizie, interessanti la epoca 1840-1860, ossia quella che non si può controllare con il Registro Navale, perché come si era già detto il Registro a quei tempi non esisteva, abbiamo creduto prudente raggruppare nel capitolo di Pietra Ligure tutti i barchi che abbiamo trovato e che a quei tempi viaggiavano battendo le insegne dei vari rami degli Accame. Cosi non vi saranno doppioni di navi. E su questa decisione influì anche un colto e anziano Sacerdote di Pietra Ligure, al quale un giorno esternavamo i nostri dubbi. Ci disse testualmente:

Sentite, qui vi è – e ce la indicò sul vecchio libro parrocchiale – la autentica dichiarazione di nascita e di battesimo di Pietro Accame, nato a Pietra Ligure il 12 aprile 1801 da Capitan Giuseppe che era già armatore di velieri. Ed eccovi qui la fede di nascita di Accame Emanuele, nato a Pietra Ligure il 22 maggio 1806 da Padron Giacomo Luigi, anche lui proprietario di velieri. Che se poi, più tardi, e per ragioni di comodità e di lavoro il ramo di Cap. Giuseppe Accame si sia trasferito a Loano o che il ramo del Cap. Giacomo Luigi Accame con il figlio primogenito Cap. Emanuele Accame sia andato a stabilirsi a Genova per essere come si diceva: “sul posto e più vicino a Banchi” non deve avere importanza. Era una razza di Pietra Ligure, quella degli Accame. E’ vero, ed eccome qui registrata la data, che Cap. Emanuele Accame morì a Genova il 9 novembre 1890. Ma noi l’abbiamo considerato fino all’ultimo dei nostri, fino a intitolargli una delle migliori strade del paese. Date retta a me. Raggruppateli tutti nello stesso capitolo. Perché se non fosse per finire con un bisticcio troppo genovese, vi direi che lo sanno persino le pietre che gli Accame erano della Pietra.

Abbiamo accettato in pieno il consiglio dell’anziano Sacerdote. Useremo però ai loanesi un doveroso riguardo, e cioè cercheremo di non dimenticare, anzi di onorare la memoria di quei Capitani loanesi che risulteranno al comando dei bastimenti dei vari rami degli armatori Accame.

Flotta del capitano Pietro Accame e figli

Capitan Giuseppe Accame, capostipite, nato a Pietra Ligure verso il 1768, era Padrone dei velieri da cabotaggio di cui però nessuno ci seppe precisare i nomi. Per comodità di traffici si trasferì con la famiglia a Loano verso il 1810. Suo figlio maggiore, Cap. Pietro Accame, nato a Pietra Ligure il 12 aprile 1801, fu in seguito il fondatore della flotta dei velieri sottosegnati.

In un secondo tempo fu coadiuvato nelle intraprese armatoriali dai propri figli che egli aveva associato alla ditta. Cap. Pietro Accame morì a Loano il 22 febbraio 1878.

  • CATTERINA – Brick – Comandato dal Cap. Pendola Bortolomeo
  • VINCENZO – Brick – Comandato dal Cap. Didone Bernardo
  • GIUSEPPINA – Ship – Comandato dal Cap. Pietro Gallo
  • NIPOTI – Ship – Comandato dal Cap. Pietro Aicardi
  • GIUSEPPINA II – Ship – Comandato dal Cap. Podestà Gius.
  • CATTERINA II – Ship – Comandato dal Cap. Vincenzo Rocco
  • PIETRO – Ship – Comandato dal Cap. Rinaldo Bollorino.
  • GIUSEPPINA – Ship – Comandato dal Cap. Francesco Podestà
  • NIPOTI II – Ship – Comandato dal Cap. Gio Batta Roba
  • PIETRO I – Ship – Comandato dal Cap. Francesco Gandolfo
  • GIUSEPPINA III – Ship – Comandato dal Cap. Fel. Calderone
  • CATTERINA III – Ship – Comandato dal Cap. Acquamorta G.
  • NIPOTI III – Ship – Comandato dal Cap. G.B. Isnardi

I tredici Capitani che comandavano questi tredici bastimenti erano tutti nativi e dimoranti a Loano.
Del brigantino “Vincenzo”, comandato dal loanese Capitano Didone Bernardo, si racconta alla Pietra un aneddoto interessante.

Questo bastimento, che non arrivava alle 300 tonnellate, fu mandato verso il 1843 a Pernambuco a caricare legnami da concia e sego in pipe. Lo comandava Cap. Gherardi, nativo di Pietra Ligure. Proprio un pomeriggio in cui questo Capitano stava bestemmiando contro i venti Alisei che si comportavano male, si avvistò verso nord una fregata da guerra tanto veloce che due ore dopo era già al traverso del brigantino. La nave alzò bandiera francese e quasi contemporaneamente sparò un colpo di cannone.

Cap. Gherardi, che capì subito di cosa si trattasse, ma che non amava mosche sul naso, si precipitò verso la cassa dei segnali e sulla sagola tesa alzò lui stesso, a due riprese, la seguente dicitura: “Sacrableu, non sono mica un negriero francese! Sono un mercantile sardo”. Ci voleva del fegato ad apostrofare così una nave da guerra. Ma Cap. Gherardi ne aveva del fegato tanto. Venne la lancia armata, visitò il barco e come l’ufficiale francese era un gentiluomo, fece le dovute scuse all’irascibile ma dignitoso Capitano di Pietra Ligure. E poiché siamo ai ricordi marinari di Pietra Ligure, crediamo interessante segnalare una usanza locale concernente lo antico traffico della paccottiglia.

Ai tempi degli intensi traffici granari (1850-1865), sui brigantini degli Accame e di altri armatori di Pietra Ligure, la paccottiglia non era mai individuale come quella dei savonesi o dei camogliesi, ma bensì assolutamente collettiva e fatto con apposito capitale fornito dall’armatore stesso.
L’equipaggio, consigliato dal Capitano, aveva il diritto di scegliere il genere di paccottiglia che si doveva esportare e il dovere di sbarcarla nei porti esteri.

L’utile ricavato si divideva in ventiquattro carati che si ripartivano come segue: undici carati all’armatore, undici carati all’equipaggio e due carati alla chiesa parrocchiale. Alla stessa epoca le paghe che si praticavano sui bastimenti “granatini” erano le seguenti: al Capitano lire mensili 100 più il 5% di cappa; al secondo Capitano lire 90; al Nostromo lire 75; al dispensiere lire 70; ai marinai di prima lire 50; al giovanotto lire 30 e al mozzo di bordo lire 15. Per ogni marinaio però vi erano inoltre, ad ogni fine di viaggio, la regalìa di un sacco di grano da un quintale.

Ancora nel 1858 i noli e le stesse paghe all’equipaggio si facevano in oro. Da un vecchio giornale di bordo che ci hanno lasciato esaminare si apprende, per esempio, che a Livorno, allora importante porto franco, eccettuate le tratte dei banchieri ebrei sparsi un po’ per tutti i porti del Mar Nero, quello che correva era l’oro. Ogni bastimento aveva la sua bilancetta di precisione, perché i levantini usavano limare l’oro delle monete d’oro. E tutti, dal Capitano al mozzo di bordo, sapevano quale era il prezzo. Allora non cv’erano oscillazioni delle monete più usate per i pagamenti.
Eccone il valore, ragguagliato a lire nuove del Piemonte:

Le doppie di Spagna valevano lire 99 e 1/2, le doppie di Genova lire 93, le doppie di Savoia lire 33, le lisbonine lire 52, gli zecchini di Venezia lire 14, i rusponi lire 42, i doppioni del Messico lire 96, le cento svastiche intiere lire 101 e 1/2, gli scudi di Milano lire 5,60, le sivigliane lire 5,50.

Flotta del capitano Antioco Accame

Capitano Antioco Accame, nato a Loano il 3 febbraio 1810, era figlio del Cap. Giuseppe e fratello dei Capitani Pietro e Nicola Accame.

Giuseppe Accame – Brigantino granario – Nel 1862 fu assalito dai pirati nel falso Bugazzo, ma i suoi marinai, tutti loanesi, riuscirono ad avere il sopravvento.

  • SOLLECITO – Brick – Comandato dal Cap. Carlo Bianchi
  • COGNATE – Ship – Comandato dal Cap. Pietro Accame
  • VINCENZO – Ship – Comandato dal Cap. Vincenzo Lavagna

Flotta del Capitano Nicola Accame e figli

  • ANGELICA – Ship – Comandato dal Cap. Giretto Felice
  • GENITORI – Ship – Comandato dal Cap. Giuseppe Bellando

NICOLA ACCAME – Ship – Comandato dal Cap.Brigneti di Camogli, partiva da Genova, luglio 1888, per New York. Da questo porto spediva per Sacramento, California, ove caricò grano per Le Havre. Contemporaneamente all’ “ACCAME” salpavano da Sacramento e per la stessa destinazione la nave inglese “Rhanfeld” e il tre alberi francese “Saint Pierre”. Era i tre equipaggi corse, come si usava allora, una scommessa a chi arrivasse prima.

L'”Accame” sul Capo d’Horn subì un disastroso temporale durante il quale un marinaio di Sestri Ponente, mentre faceva i terzaruoli, cadde sul ponte uccidendosi. Seppur malconcio lo ship “Accame” arrivò a Le Havre, effettuò la scarica e proprio mentre si apprestava a risalpare arrivarono in porto il bastimento francese e sei ore dopo la nave inglese.
Tutti i sunnominati Capitani, meno il camogliese Capitano Brigneti, erano nativi di Loano.

  • CARLOTTA – Ship – Comandato dal Cap.Franc. Calderone
  • ANGELA – Ship – Comandato dal Cap.Gio. Batta Baietto

Flotta del capitano Accame fu Luigi Giacomo

Il Capitano Emanuele Accame, nato a Pietra Ligure il 22 maggio 1806 dal Padrone di velieri Giacomo Luigi, si trasferì con la famiglia a Genova verso il 1855. A quell’epoca era già proprietario dei seguenti brigantini che dedicava ai traffici granari nel mar Nero:

ANGELICHIN – Brig. GIUSEPPE ACCAME Brig. DON ANTIOCO – Brig.

Costruì in seguito il brigantino a palo “NIPOTI ACCAME” Fu a quell’epoca che associò alle sue imprese i vari figliuoli, formando la società armatoriale: “Emanuele Accame fu Luigi e figli”, che in soli undici anni fece costruire e navigare tutti i mari del mondo ai seguenti grandi bastimenti:

Ship – ANTONIETTA ACCAME – Splendido barco. Prese subito la rotta di Birmania per i carichi di riso al comando del Cap. Guagnino. Dopo quindici anni di buon navigare, da Rangoon all’Atlantico e da questo alla California, l'”Antonietta” subì un furioso temporale, durante il quale il buon Cap. Guagnino fu portato via da un terribile colpo di mare.

Ship – LUIGI ACCAME – Barco maestoso che portava il nome del padre dell’armatore. Si rese celebre nei viaggi di Birmania e per la sua bella, artistica polena scolpita, che riproduceva le fattezze di un vecchio dalla faccia adorna di lunghi “chantillons”. Quelli che lo ricordavano dicevano che era il vivente ritratto del padre dell’armatore. I marinai chiamavano questo bel ship “il barbaccame”.

Ship – PIETRO ACCAME – Ottimo barco gemello del “Luigi”. In un secondo tempo fu armato a Barca Bestia. La sua carriera di alcione del mare fu movimentata, con frequenti incidenti e avarie. Fu in Birmania, nei porti del Pacifico, in California, per i viaggi di grano. Alla fine del 1855 fu preso da un terribile fortunale, disalberato e squassato. Il suo bel scafo fu venduto alle Bermude.

Ship – VINCENZO ACCAME – Di meno portata del “Pietro”, ma ottimo camminatore. Si dedicò ai viaggi del guano. Poi passò in Birmania per il riso. Ma nel viaggio di ritorno si incendiò al sud del Madagascar e dovette essere abbandonato.

Ship – EMANUELE ACCAME – Su questo bel bastimento si potrebbe scrivere un volume.
Il vecchio nonno diceva sempre che il capo del casato, “O sciù Manuelo” non aveva mai voluto intitolare al suo nome un bastimento. Per scaramanzia, diceva. Ci volle tutta la dolce violenza dei figli per deciderlo. E fu la più maestosa nave in legno degli Accame. Sorpassava di qualche tonnellata l'”Adele”, costruita due anni dopo. Aveva un salone fasciato in teack, un bel fregio tutto scolpito ed un servizio d’argenteria con la sigla degli Accame. C’era poi la nota squisitamente femminile. Le nuore e le nipoti del “sciò Manuelo” avevano dotato il bastimento di un finissimo corredo di tovaglieria di Fiandra, tutto ricamato dalle loro mani gentili. Quando il barco arrivava a Genova gli Accame davano degli inviti sul bastimento. Dopo quindici anni di buon navigare la “Perla degli Accame” (così era chiamata) subì una triste fine. Nel 1887 in viaggio con un carico di petrolio per il Mediterraneo investì sulle scogliere d’Africa. Come non affondò subito, un vapore francese accorso tentò di salvare il carico. Ma durante le operazioni si sviluppò un incendio e il vapore e il bastimento rimasero distrutti. In detto incendio perirono dieci persone dell’equipaggio. Così sparì uno dei più bei barchi di Liguria.

Ship – ADELE ACCAME – Quasi gemello del maestoso “Emanuele”, ma con meno tonnellate di portata. Fu costruito nei rinomati cantieri del Casanova e risultò nave veloce e sicura. Aveva un’alberata maestosa. I marinai, che a tutti i bastimenti davano un nome, chiamarono questo “il cigno”. E tale veramente sembrava quando, a vele spiegate, si presentava all’imboccatura del porto di Genova. Per più di dieci anni battè il Capo d’Horn e i mari del Pacifico.
Poi intraprese i viaggi di Giava e di Moulmein.
Celebre un suo viaggio da questo porto a Brema in 136 giorni. Nella camera di questo barco, sotto un bel Cristo dorato, eravi una sorridente statuetta di Budda dalle gambe incrociate. I marinai dicevano che portava fortuna.

Ship – ANGELA ACCAME – Scafo velocissimo. Si fece onore nelle traversate del Capo d’Horn e nei viaggi di Birmania. Ebbe vita dura ed avventurosa. Certi suoi viaggi dal Nord America al Siam, ostacolati dai tempi, furono meravigliosi per perizia nautica. Dopo dieci anni di buon navigare gli Accame vendettero questo bel veliero a Cap. Gazzolo di Nervi, che lo ribattezzò “Regina Ausiliatrice”. Causa temporale fu abbandonato in una spiaggia del Brasile, nel 1904

Ship – BEPPINO ACCAME – Veliero di grossa portata. Ottimi certi suoi viaggi in Birmania e al Siam. Non ebbe lunga vita.. Preso nel mezzo di un uragano, dopo tre giorni di lotta e di sfacelo, fu dalla tempesta smantellato sugli scogli dell’isola di Barbados. Correva l’inverno del 1885.

Ship – SALVATORE ACCAME – Barco non molto veloce, ma marinaro. Di lui si ricorda una curiosa avventura. Navigando in Pacifico soffrì una avaria di rilievo causa l’urto di un’enorme balena ferita, che si avventò contro il bastimento.

Ship – ENRICHETTA ACCAME – Questo maestoso e grande Veliero fu l’ultimo che gli Accame costruirono in legno. E, cosa strana, fu anche il più veloce di tutti. E dire che gli Accame di barchi veloci ne ebbero più di uno! Un suo bel viaggio da New York ad Anjer durò, cronometrato, 100 giorni, 7 ore e 12 minuti! I suoi viaggi con petrolio dal Nord America a Giava e Sumatra fecero epoca e non furono sorpassati nemmeno dagli inglesi. Navigò sotto l’onorata insegna degli Accame fino al 1900. Venduto ad armatori greci, questi lo rivendettero ad un armatore turco. Il Cap. G.B. Schiaffino di Camogli trovò questo bastimento in Mar Nero, con bandiera turca nel 1919.

Ship – GIUSEPPINA ACCAME – Buon veliero adibito ai traffici generali. Di rimarchevole, durante un suo viaggio, il difficile e nobile salvataggio di nove naufraghi del veliero inglese “Shea”.

Ship – MARIA T. ACCAME – Maestoso veliero varato dai Briasco e costruito apposta per il trasporto del riso dalla Birmania, del quale ne portava ben 1900 tonnellate. Navigò con alterna fortuna per una quindicina d’anni. Poi fu venduta ad armatori di Quinto, che la ribattezzarono “Florida”, destinandola ai viaggi di Pensacola.

Bastimenti di altri armatori

  • LA VERGINE – Polacca- Armatore casato dei Gherardi.
  • GENEROSO – Brig. – Armatori fratelli Gherardi. Fu comandato alternativamente dai tre fratelli, tutti CapitaniCap. Andrea Gherardi, Cap. Giuseppe Gherardi, Cap. Emanuele Gherardi. In seguito il bastimento passò al comando del Cap. Nicolò Castellino. Il Cap. Andrea Gherardi aveva una onoreficenza per avere, nel mare di Ibiza, salvato l’equipaggio di un veliero spagnuolo.
  • PIETRA LIGURE – Brigantino da 400T. – Era dell’armatore Cap. E. Accame detto il “Baulbo”. Fu comandato dal Cap. F. Calderoli di Loano.
  • COLOMBA – Brigantino – Armatori fratelli Accame detti “Cruzi”. Fu comandato alternativamente dal Cap. Giuseppe Accame fu Giacomo di Loano e dal Cap. Nicolò Castellino di Pietra Ligure.
  • PIETRA LIGURE – Ship – Armatore Cap. B. Bosio.
  • DISINGANNO – Brigantino – Armatore Cap. Lorenzo Accame. Fu comandato dal Cap. Felice Calderone di Loano e dal Cap. Andrea Dassori.
  • ANTIOCO – Brick – Ne era armatore un Accame detto “Il Giani”. Lo comandava il Cap. Cervetto di Pietra Ligure.
  • PIETRA LIGURE – Brigantino a palo – Il Marchese Tommaso Gropallo che con il suo bel libro: “Il romanzo della vela” Ceschina, Milano, 1929, fu quello che diede il là e che ravvivò la passione per le ricerche sulla storia dell’epoca della vela, ci raccontò la fine che fece il bel brigantino a palo da 1100 tonn. “Pietra Ligure”, costruito sul cantiere di detta città da N. Accinelli per conto dell’armatore Cap. P. Bosio. Questo bel veliero dopo di vari viaggi al traffico del guano del Pacifico, fu destinato ai viaggi del riso dalla Birmania. Nell’estate del 1874, partito a pieno carico da Rangoon per l’Inghilterra, veniva sorpreso da un temporale al quale resistette per ben sei giorni. Quando il barco era quasi smantellato e con pericolose vene d’acqua, l’equipaggio l’abbandonò affidandosi al mare infuriato su una zattera di fortuna. Furono poi nobilmente salvati dai marinai inglesi dello “Yeyphore”.

Sul vecchio ed accreditato cantiere di Pietra Ligure furono costruiti molti bastimenti, non soltanto per armatori della Pietra, ma bensì per armatori camogliesi, loanesi e onegliesi. L’ultimo costruttore navale, L. Accinelli, varò dei buonissimi bastimenti da mille tonnellate. Sul cantiere di Pietra Ligure si costruirono inoltre, anticamente, molte scune sulle 300 tonn.

Pare che le scune fossero un specialità dei vecchi maestri d’ascia di quei cantieri.
Ed a proposito delle vecchie scune della Pietra, si sa positivo che fu la scuna “San Pietro” quella che portò da Marsiglia il coro scolpito che adorna ancor oggi la sua bella parrocchiale, egregia costruzione dell’architetto Fantoni.

Si racconta in paese che tutti i navigatori della Pietra si quotarono per acquistare l’oper d’arte che i “sanculottes” avevano asportato da una chiesa a Marsiglia. Trattasi di un coro realmente d’arte, in tutta noce nera e che per la ricchezza e finezza degli ornati, per l’espressione delle tante figure scolpite e per la purezza dello stile è un vero capolavoro del genere.

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