l'entrata del Priamar di Savona

La fortezza Priamar di Savona è uno dei principali simboli della città.

Pur non essendo una struttura così antica, la sua storia è strettamente legata risultando una delle cose da vedere assolutamente a Savona. Ma quale storia si nasconde dietro questa imponente fortezza?

Priamar di Savona: le origini

La fortezza del Priamar è una struttura militare, eretta tra il 1542 e il 1544 dai Genovesi, proprio nel periodo in cui essi hanno ormai assoggettato Savona inglobandola ai territori del proprio dominio. La sua struttura è molto complessa e difficilmente decifrabile visto che, nei quasi 500 anni si storia, la fortezza ha visto numerosi ampliamenti.

Proprio questo susseguirsi di operazioni, hanno reso piuttosto difficile capire a quando risalga la prima struttura originale. Di sicuro si sa che, precedentemente al Priamar, sorgeva un castello distrutto nel 641 in seguito alla discesa Longobarda in Italia.

La parte più antica della struttura attuale dunque, è successiva a questo periodo. Per quanto riguarda le fortificazioni ancora visibili al giorno d’oggi, è necessario spostarsi sino all’XI secolo. Durante i secoli successivi, la fortezza originale viene affiancata al castello di Santa Maria che, con l’ingrandirsi di quello che oggi è l’attuale Priamar, viene letteralmente inglobata alla sua struttura.

Prima dell’attuale fortezza

Nel ‘400 Savona e la struttura fortificata si trovano al centro di conflitti piuttosto sanguinosi. Nel 1413 la fortezza è infatti espugnata dal Marchese del Monferrato, mentre nel 1488 è soggetto a un ennesimo assedio da parte di Ludovico il Moro. Il secolo successivo, la rocca si ritrova coinvolta nella lotta tra Spagna e Francia per il dominio sull’Europa in virtù dell’importanza del suo posizionamento strategico.

Con Savona e Genova impiegate in fronti opposti e, con la conseguente sconfitta della Francia, nel 1528 il capoluogo deve patire l’interramento del porto da parte dei odiati vicini genovesi. Facile comprendere come, per un centro che vive di mare, questo atto distrugga totalmente la sua economia. In questo periodo di grande depressione per Savona però, viene eretta quella che sarà la struttura visibile ancora oggi.

Dal 1500 al disastro del 1648

Nell’anno 1542 infatti, più precisamente il 2 agosto 1542, cominciano i lavori per la costruzione dell’attuale Priamar. Il progetto è affidato all’ingegnere Giovanni Maria Olgiati, già autore di diverse strutture militare nel territorio lombardo. Nonostante i lavori richiedano il sacrificio di una tra le parti più antiche della cittadina (inglobando anche la cattedrale di Santa Maria, divenuta poi caserma) il 1544 la struttura è finalmente pronta e perfettamente utilizzabile.

Dopo l’istituzione del libero comune, la rocca diviene il vero e proprio cuore della Savona medievale, con tanto di chiese, oratori, palazzi comunali e persino il palazzo del vescovo. Verso la fine del ‘500 però, il Priamar perde gran parte degli spazi dedicati alla religione e al governo in virtù di un rafforzamento militare voluto da Genova, per rendere la struttura più adatta alle nuove armi tecnologicamente sempre più avanzate.

Un enorme disastro colpì la fortezza e tutta città nel 1648. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio, un fulmine colpì un’area della fortezza con oltre mille barili di polvere esplosiva, causando una incredibile esplosione. Questa, stando alle fonti dell’epoca, avrebbe ucciso più di 800 persone oltre a causare la distruzione di 200 abitazioni. Una vera e propria catastrofe che però, negli anni successivi, spinse i governanti a ricostruire e ad ampliare ulteriormente il Priamar.

Dal 1700 sino all’utilizzo come prigione

I lavori di ampliamento continuano anche nel secolo successivo, con tanto di una struttura aggiunta al complesso, ovvero il Palazzo della Sibilla eretto nel 1729.

Nel 1746, il Priamar è teatro di un sanguinoso scontro nell’ambito della rivolta contro gli austriaci (cominciata tra l’altro, proprio a Genova). Durante la guerra di successione austriaca, le truppe di Carlo Emanuele III di Savoia mettono sotto assedio la fortezza. La stessa resisterà 18 giorni prima che il comandante del forte Agostino Adorno e la guarnigione di 900 soldati si arrendano al nemico.

Durante la Campagna d’Italia, nel 1797, la struttura viene occupata dalle truppe francesi di Bonaparte. Il controllo francese del Priamar dura sino al 1815, quando questo entra ufficialmente a far parte del regno di Sardegna. L’importanza della fortezza a livello militare è ormai scarso e, proprio per questo motivo, nel 1820 è trasformato in una prigione. Proprio nella struttura convertita in carcere, dal novembre 1830 al marzo 1831, viene incarcerato per attività cospirative Giuseppe Mazzini.

 

Il graduale abbandono del Priamar di Savona

Se durante l’ottocento la fortezza ha vissuto un graduale declino, perdendo notevolmente di importanza, il secolo successivo questa tendenza è ancora maggiore. Dopo aver ospitato i prigionieri austriaci nel 1848 ed essere stato carcere militare sino al 1901, alcuni spazi esterni vengono sacrificati per ingrandire l’impianto industriale di Savona.

Nel 1909 la proprietà passa direttamente alla città, mentre negli anni della seconda guerra mondiale, vista la scarsità di interesse nei suoi confronti, la struttura rischia persino la demolizione. Al termine della seconda guerra mondiale, l’ormai ex-fortezza viene saccheggiata e, negli anni successivi, è praticamente abbandonata a sé stessa. Solo agli inizi degli anni ’80 vengono messi in atto alcune azioni atte a restaurare e rivalutare il Priamar di Savona.

Il Priamar oggi

Oggi la fortezza del Priamar è stata notevolmente rivalutata e offre diversi tra palazzi riutilizzati nell’ambito di manifestazioni culturali nonché per veri e propri complessi museali (come il Museo Archeologico e il Museo Pertini). Non solo: a partire dal 2001 il comune della città consente, in due saloni della fortezza, di celebrare matrimoni civili.

Una parte della struttura è ancora al centro di scavi archeologici, atti a recuperare parte delle strutture preesistenti. Va infatti puntualizzato che molti cunicoli sono tutt’ora impraticabili e alcuni, con il passare del tempo, sono andati persi e aspettano solamente di essere riscoperti.

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