E’ forse eccessivo chiamarlo “Monte” perchè i suoi circa 300 metri di altezza sul livello del mare non lo pongono ai primi posti tra le cime delle Alpi Liguri, ma per noi è sempre stato il nostro Monte Piccaro ed è considerato il nostro riferimento quando, arrivando da Savona, o da ponente, ne scorgi la spalla che si getta verso il mare.

Quante volte ci siamo saliti da ragazzini per pattugliare il territorio dagli invasori (coetanei) di Ceriale, per pigliarci a “pignate”, ossia lanciandoci le pigne cadute dagli alberi, in un gioco di guerra che forse voleva rievocare l’inutile assalto dei pirati moreschi, dai quali i borghettini di allora si difesero, respingendo i pirati in mare.

E quante altre volte tentammo di salvarlo dagli incendi che, negli anni ottanta, si susseguivano frequentemente, a causa di piromani… o di probabili speculatori che volevano violentarlo con le loro colate di cemento, in nome di un miope progresso Oramai sono oltre vent’anni che il nostro monte non ne è tormentato e la vegetazione mediterranea è tornata ad adornare la sua schiena in un rigoglioso verde che delizia la vista.

Venire a Borghetto Santo Spirito o a Ceriale, senza fare una escursione sulla sua vetta, è davvero biasimevole. Certo, la salita è inizialmente dura e il fiato si fa corto, ma una volta raggiunta la strada che si inerpica alle spalle del Castello Borelli, ecco che il passo si fa più sicuro e più dolce il respiro.

Monte Piccaro: come scalarlo

Diversi sono i punti per iniziare il percorso: Dalla parte di Borghetto S. Spirito, si può partire da Via Pascoli, a ridosso del centro storico, oppure dal Villaggio Torino, seguendo lo stretto sentiero che sale in direzione del mare. Difficile perdersi avendo come riferimento il paese o il mare, (anche se qualcuno è riuscito in questa assurda impresa).

Se, invece, scegliamo il lato da Ceriale, appena prima di entrare nel centro abitato si prende sulla destra una ripida stradina in salita che raggiunge il piccolo cimitero del paese e dove si può parcheggiare eventualmente l’auto, per poi iniziare il cammino a piedi.

Ovunque si parta, ci sentiamo di esprimere un paio di consigli:

  • scarpe adatte, che riparino le caviglie da slogature
  • pantaloni che proteggano dai cespugli spinosi
  • cellulare (magari spento per entrare meglio in sintonia con i rumori della natura)
  • una piccola scorta di acqua

Appena entrati nella macchia, si avverte quel profumo pungente della nostra flora.

La flora del monte Piccaro

Il timo, l’erica o, come la chiamiamo in dialetto: u brùgu che, con il grosso fittone (radica) delle piante adulte, ci si facevano i fornelli delle pipe o ci si assicurava, un tempo, un bel calore nella stufa a legna, ma altre fragranze pervadono le nostre narici e sono quelle della ginestra, del muschio, così come la vista è appagata dai colori del sottobosco, con il corbezzolo, il cisto, le querce da sughero , il leccio, il lentischio ma, fortunatamente è tornato prepotentemente il vero padrone di casa…il pino marittimo.

Il percorso è tutto esposto a sud, quindi è consigliabile effettuarlo nelle ore meno assolate o in periodi ventilati, perché diversamente, alla fatica si aggiunge la disidratazione. Non è un percorso lunghissimo, forse impegnativo nel tratto iniziale per il sentiero con poca manutenzione e con le rocce affioranti, che possono facilitare slogature, ma fattibile dai grandi e dai piccini.

Con un buon passo, il tragitto si può coprire in circa 30-40 minuti al massimo, ma una volta giunti sulla piccola vetta, dove si trova la nicchia dedicata alla Madonna della Guardia, protettrice del paese, lo sguardo sul golfo è da mozzafiato.
Alassio, Albenga, Ceriale, Borghetto Santo Spirito, Toirano, Boissano, Loano, Pietra Ligure, fino a Capo Mele è tutto ai vostri piedi e vi sentirete davvero di aver compiuto una piccola impresa che vi resterà negli occhi e nella mente, per sempre.

Da quel punto è possibile proseguire sul crinale fino a Monte Croce, oltre ancora a Monte Acuto e a Poggio Grande. Per chi non teme le lunghe camminate, si può arrivare sino al Santuario della Madonna di Balestrino, ma non si può ignorare almeno il tratto che vi abbiamo raccontato, perché affrontarlo e chinare la fronte davanti alla piccola statua che guarda verso Borghetto S. Spirito è una condivisione che ci gratifica, quantomeno è un gesto di partecipazione e di rispetto verso quei pochi indigeni, come me, che ancora lo abitano.

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