Bastimenti di Varazze del secolo XIX

Indice

Ed eccoci all’ultima parte dedicata alle vecchie navi a vela costruite a Varazze.

Anche queste pagine sono state estrapolate in modo fedele dal testo originale de “L’epoca eroica della vela”, oramai una vera rarità, con termini che possono sembrare refusi, come nomi di città o di nazioni. Non potevamo violentare un testo così poetico e che profuma di storie antiche.

Così, nella sua stesura primigenia dello scrittore Gio Bono Ferrari, lo offriamo a voi lettori, soprattutto varazzini, affinché possiate essere orgogliosi della vostra città e passeggiando per le sue strade, possiate immaginare quali grandi personaggi abbiano calpestato lo stesso selciato.

Bastimenti di Varazze del secolo XIX

  • L’ASSUMPTION – Sciabecco – Del Capitano Gerolamo Camogli, nonno dei costruttori di Varazze. Fu uno dei pochi barchi genovesi salvatisi al tempo del blocco, perché fu spedito a trasportare lana e cotone fra Smirne e l’arcipelago greco.
  • SAN BARTOLOMEO – Pinco – Del Padrone B. Cerruti.
  • IL BATTISTA – Pinco – Del Padrone Vallarino.
  • JACOPO DA VARAZZE – Sciabecco – Del Padrone Sardi.
  • SAN CRISTOFORO – Pinco – Di Padron Cerruti.
  • BUONI GENITORI – Pielego . Di Padron Vallarino.
  • SANT’ANTONIO – Bombarda – Di Cap. Sardi.
  • IL VALENTE – Sciabecco – Di Cap. Camogli.
  • SANT’AMBROGIO – Brigantino . Di Cap. Fazio.
  • L’EREMITA – Pinco – Di Padron Cerruti.
  • ANGELINA – Scuna – Di Patron Patrone.
  • SAN MICHELE – Di Padrone Vallarino.
  • MADRE MARIA – Brigantino – Di Cap. Calcagno
  • INDIPENDENTE – Brigantino – Di Cap. Visca.
  • FRATELLI CERRUTI – B. a P. (Brigantino a palo) – Lo comandò il Cap. Cerruti Cristoforo.
  • CUGINI CERRUTI – B. a P. – Cap. Cristiano Cerruti.
  • BARTOLOMEO PADRE – B. a P. – Cap. Benedetto Vallarino.
  • FRATELLI GAGGINO – B. a P. – Costruito dai Cerruti verso il 1867, navigò poi sotto le insegne dei Cerruti stessi, in società con i parenti Gaggino.
  • BARTOLOMEO CERRUTI – B. a P. – Questo bel veliero fu uno dei più grandi che i Cerruti costruirono per il loro casato. Era snellissimo e di linea elegante. Aveva una grande alberata, con pennoni cerchiati in lucente ottone. Dopo di vari viaggi al Pacifico, passò in Birmania nel traffico del riso. Marcò ottime traversate. Nel 1887 partiva dall’Inghilterra a pieno carico. Entrato in una zona di nebbia sotto Capo Spartel investiva e colava a picco.
  • FIRMAMENTO – B. a P. – Bellissimo bastimento, costruzione dei Cerruti. Verso il 1900 fu venduto agli armatori camogliesi Mortola e Bozzo.
  • VARAZZE – B.a P. – Costruito e fatto navigare dai Cerruti.
  • CERRUTI PIETRO – B.a P. – Costruito e fatto navigare dai Cerruti.
  • CERRUTI FIGLI – B.a P. – Costruito e fatto navigare dai Cerruti.
  • CATTOLICO – Ship – Buona costruzione dei Cerruti. Battè per molti anni la rotta del Pacifico per i carichi del guano. Verso il 1890 fu venduto al camogliese Cap. Giuseppe Mortola il quale, sotto il nuovo nome di “LINA”, lo tenne per molti viaggi sulla rotta di Pensacola per il trasporto di legname a Buenos Ayres e in Mediterraneo. Fu barco veloce e di buon rendimento.
  • ENGRACIA – B. G. – Apparteneva a Padron Narizzano, nativo di Varazze, che emigrato a Buenos Ayres fu prima un quotato pilota del Rio de la Plata e poi un buon armatore di bastimenti fluviali. Si ricordano altri suoi bastimenti: “El Varazze”, “Valiente Primero”, “El Teiro”, “Siempre Teiro”, “Nuevo Teiro”. Padron Giacinto Narizzano era coadiuvato dal fratello Marco Narizzano.
  • CATERINA CHIAZZARO – B. a P. – Comandato dal Cap. Cerruti.
  • FRANCESCO CHIAZZARO – B. a P. – che fu comandato dall’armatore stesso Cap. Chiazzaro Francesco.
  • MADRE CERRUTI – B. a P. – Cap. Cerruti.

Sciabecco ligure


La flotta dei camogliesi Lavarello

Armatore Cap. Cav, Prospero LAVARELLO. Fu il più grande armatore camogliese dell’epoca della Crimea. Già nel 1853, all’epoca della costituzione della prima Mutua Marittima del mondo, che si fondò a Camogli, l’armatore Lavarello possedeva una flotta di ben cinque bastimenti che fecero in seguito tutta la campagna di Crimea: Brig. “Guardia”, Brig. “Tigre”, Brig. “Bonafede”, Brig. “Filadelfo”, Brig. “Eliseo”.

Fu attivissimo e intraprendente durante i fortunosi anni del 1854-1855-1856, e quando la pace con la Russia fu conclusa ed i traffici ripresero le vie normali, il camogliese non dormì sugli allori, ma seguitò ad aumentare la sua flotta armatoriale.

Fu uno dei primi camogliesi che si recassero ad abitare a Varazze onde assistere alla costruzione di altri velieri. E come poi vi si stabilì definitivamente ed i suoi figli vi formarono famiglia, crediamo doveroso lasciare a Varazze la paternità dei bastimenti che l’armatore di Camogli costruì e varò su quei cantieri.

  • DELICATO – B.G. – 1862 – armatore Prospero Lavarello. Questo Brick portava il nome di battaglia di un parente dello armatore, armatore a sua volta di velieri camogliesi e che fu il più grande benefattore del primo grande Ospedale di Camogli.
  • BELVEDERE – Brigantino – 1862 – Armatore Prospero Lavarello. Veliero adibito ai viaggi del levante.
  • BUON PASTORE – Brigantino – 1865 – Armatore Prospero Lavarello. Veliero adibito ai viaggi del levante.
  • MACCABEO – B. a P. – 1865 – Armatore Prospero Lavarello. Barco di grossa portata adibito ai viaggi del Plata – Pacifico. Durante un temporale in Atlantico una volta perdette cinque uomini portati via da un’enorme ondata che sommerse il bastimento. Fu poi venduto all’armatore di Zoagli Cap. Davide Chichizola, che lo ribattezzò “Esperia”.
  • IL SAN PROSPERO – Brigantino – 1866 – Armatore Prospero Lavarello. Bastimento adibito al trasporto del grano russo che Cap. Lavarello acquistava sempre in proprio negoziandone il carico sul mercato di Londra. Fu comandato prima da Cap. Schiaffino e poi da Cap. Prospero Mortola di Camogli.
  • PROSPERO LAVARELLO – Brigantino – 1867 – Armatore Prospero Lavarello. Adibito specialmente al trasporto del grano dal Mar Nero al Baltico. Fu per molti anni comandato dal Cap. Magnasco Emanuele di Camogli.
  • GOTTARDIN – nave – 1872 – Armatore P. Lavarello. Al comando del camogliese Cap. Emanuele Magnasco questa grande nave stette per dieci anni, ininterrottamente, nei traffici Australia – Rangoon – Batavia – Nuova Zelanda. Verso il 1882, dopo aver sofferto un terribile temporale, la nave fu portata a Savona per riparazioni. In seguito fu poi venduta ad altri armatori.
  • SPERANZA – B. a P. – L’armatore P. Lavarello fece subito un altro grande veliero, che chiamò “Speranza” dandone il comando al camogliese Emanuele Magnasco. Questo veliero vantò traversate assai celeri. Fece poi epoca un suo ciclo marittimo compiuto dal febbraio 1893 al dicembre 1895 con scali Sud America – California – Zanzibar – Batavia – Filippine – Buenos Ayres – Nord Europa.
  • EMILIA FIGLIA – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Portava il nome di una figlia dell’armatore. Viaggi: Indie – Pacifico.
  • IL PROSPERINO – B. a P. Che l’armatore P. Lavarello aveva costruito per i suoi figliuoli. Adibito ai traffici di Rangoon.
  • I DUE LAVARELLINI – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Risultò scafo assai veloce. Stette quasi sempre nei traffici di Rangoon – Nord Europa.
  • LEPANTO – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Buon corsiero adibito ai traffici di Batavia. Carico di di zucchero e di spezierie di Batavia, si perdette sulle coste orientali del Madagascar.
  • LEPANTO II – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Dopo di una meravigliosa serie di viaggi di circumnavigazione durati dal 1887 al 1892 con scali Australia – Rangoon – Nuova Zelanda . Inghilterra, al comando di Cap. Magnasco di Camogli, questo grande veliero fu venduto a Hull, nel 1893, ad armatori inglesi.
  • MIEI NIPOTI – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Altro buon barco di grossa portata adibito ai viaggi del Pacifico e dell’Oceano Indiano. Lo comandò il Cap. Enoche Borzone di Camogli.
    Anni dopo fu venduto ad armatori sorrentini.
  • SUOCERO LAVARELLO – B. a P. – Che l’armatore P. Lavarello aveva fatto costruire e dato in dote – ci si dice – ad una sua figliuola maritata al Cap. D’Aste di Camogli, il quale si portò la giovane sposa a bordo, per i viaggi delle Indie.
  • ROSA LAVARELLO – B. a P. – Armatore P. Lavarello. Buon scafo che formò parte della “flotta del riso” per i viaggi di Rangoon.
  • PROSPERO LAVARELLO – B. a P. – Armatore P. Lavarello, portava il nome dell’antico brigantino della Crimea. Si distinse nei viaggi del guano.
  • DE MARI MARCELLO – B. a P. – 1882 – Che l’armatore Cav. Prospero Lavarello, di Camogli, fece costruire dal Cadenaccio. Il primo viaggio di questo bel bastimento fu segnato da un contrattempo che arrecò dei forti danni all’armatore. Causa un inverno anticipato e freddissimo il barco rimase preso nei ghiacci del fiume San Lorenzo e parte del nolo andò stornato. Navigò con alterna fortuna l’Atlantico e l’Oceano Indiano. Poi fu venduto all’armatore camogliese Stefano Repetto il quale ribattezzatolo “Repetto”, lo destinò ai viaggi di Pensacola – Plata. Fu poi rivenduto e passò sotto la bandiera turca con il nome di “Ismail” prima e “Girond” dopo.
  • GLORIA DEO – B. a P, – Armatore P. Lavarello. Il nome di questo grande bastimento vuole essere un autentico inno di grazie elevato a Dio. Il tenace armatore camogliese è ormai vecchio. Il buon Dio gli ha concesso la possibilità e la fortuna di varare nei cantieri di Varazze quasi un bastimento all’anno. I suoi figliuoli dirigono già la grande azienda armatoriale. E la sua flotta è apprezzata ed il suo nome stimato in tutto il ceto marittimo non soltanto italiano, ma mondiale. Risulta giusto e doveroso ringraziare Iddio al cospetto di tutti. E Cap. Lavarello, vecchio lupo di mare, credente, galantuomo e benefattore degli umili, fa incidere sulla quadrata poppa del suo ultimo veliero, a lettere d’oro, il bel nome che vuole essere ad un tempo atto di fede ed inno di ringraziamento: “Gloria Deo”…

VEDETTA – B. a P. – Costruito a Varazze. Armatore Guastavino. Vi navigò fanciullo colui che fu poi il Cap. Giambattista Cerruti, che nella Malesia lasciò un profondo ricordo di studioso e di missionario di civiltà e di bontà.

Il Cerruti, nato a Varazze il 28 novembre 1850, dopo aver navigato con lo zio Cap. Gaggino, s’ imbarcò per Borneo con la “Vedetta”. Ritornato in patria si diplomò Capitano. Dopo di una parentesi sulla R. N. “Governolo” ripartì per la Malesia al comando di un piccolo brigantino.

Dopo d’un naufragio, abbandonato dai suoi compagni su una costa deserta, si ritira con un fedele servitore proprio verso il cuore della Malesia, stabilendosi fra i popoli Sakay.
Insegna a questi l’esplotazione della canna di Malacca e la coltivazione dell’albero della gomma. Questi popoli da lui beneficati e civilizzati, lo elessero, in pieno XIX secolo, Re, titolo riconosciuto dal governo Inglese in quello di Rayak, sovrano della terra Malese.

Per ben quindici anni egli visse fra il suo popolo , insegnando e beneficando. Morì a Penang nell’ottobre del 1914. Ai musei d’Italia il nobile pioniere lasciò le sue interessanti collezioni di materiale storico e scientifico. E al mondo lasciò, con un meraviglioso esempio di intraprendenza e di bontà, un suo rarissimo libro: “nel paese dei veleni e fra i cacciatori di teste” che lo mette senz’altro fra il numero dei veri e autentici scopritori e colonizzatori italiani. Nel 1933 la salma di questo nobile Capitano di mare venne trasportata a Varazze con onori veramente sovrani.

AVO CRISTOFORO  – B. a P. Grande e maestoso veliero costruito dai Cerruti verso il 1876, che o fecero navigare per proprio conto, mandandolo alternativamente nel Pacifico e nei porti della Birmania. Gli inglesi stessi ammiravano questo stupendo alcione. Cap. Jacobsen, un norvegese domiciliato a Genova e che aveva navigato per tutti i mari del mondo, diceva che l’”Avo Cristoforo” batteva la polvere a qualunque alcione inglese.

Verso il 1892 fu venduto d armatori di Quinto che lo ribattezzarono “Pensacola” adibendolo ai traffici del legname dal Nord-America a Buenos Ayres. Più tardi fu rivenduto agli armatori di Camogli Mortola e Bozzo.

GIN – B. a P. – Armatore Gio Batta Lavarello. Costruito a Varazze. Traffici Indie-Pacifico-Nord Europa. Fu comandato dal Cap. Buscello di Laigueglia, che aveva quale primo ufficiale il Cap. Elia Schiaffino di Portofino.

SAVOIA – Nave .Costruita dai Cerruti di Varazze, che la fecero navigare sotto l’insegna di famiglia. Fu l’orgoglio dei loro cantieri. Poteva portare 2000 tonnellate di riso, aveva una maestosa alberatura e forme aggraziate.

Era tutta pitturata di bianco e non sembrava affatto un bastimento da carico. Molti dei suoi viaggi marcarono record e furono riportati dalla stampa marittima inglese, la quale seguì per anni i trionfi felici del “Savoia”.
Questa nave ebbe quattro ottimi comandanti: Cap. Casavecchia, che morì in navigazione, in pieno Atlantico; Cap. Lavarello, vecchio lupo di mare di Camogli; Cap. Siffredi e Cap. Patrone.

Va ricordata per la sua celerità e bellezza e anche perché stette per ben quindici anni sulla rotta India-Nord America-Australia, senza venire mai in Mediterraneo. Verso il 1910 i Cerruti vendettero questo bel bastimento alla ditta Piaggio, che lo ribattezzò “Idria” destinandolo al traffico del legname. Ma il maestoso veliero, quasi avesse un’anima, si sentì ferito nella sua dignità.
Lui, l’alcione bianco, che aveva provato l’orgoglio delle veloci traversate, che era stato citato su tanti giornali ed ammirato da tante belle signore, essere rilegato in un oscuro trasporto di legname!

Preferì morire. E andò a fracassarsi su una deserta scogliera del Brasile…

Brigantino bastimento Varazze

ANTONIO PADRE – nave – Questo fu l’ultimo grande alcione fatto costruire dai Cerruti di Varazze.

Lo costruì Odero, nei cantieri di Sestri Ponente, nel 1902, su piani di costruzione e di velatura del Cav. Bartolomeo Cerruti e su disegni d’alberata, arredamento ecc. Dell’ing. Fabio Garelli. Gli armatori erano Bartolomeo, Alessandro e Giacomo Adolfo fratelli Cerruti, che nel nome del bel veliero dallo scafo in ferro avevano voluto onorare il proprio padre.
Nella sala di comando eravi un bel quadro di Antonio Cerruti.

La polena poi di questo bastimento era un’opera d’arte. L’alberatura primitiva aveva un’altezza non mai raggiunta da altri bastimenti. La nave poteva portar oltre 2600 tonnellate di merce. Al comando di un ottimo Capitano camogliese, il Maggiolo, compiè molti viaggi in Australia, al Chile, alle Indie. Cap. Maggiolo, con questo barco, vantò un viaggio di circumnavigazione compiuto in 256 giorni!

Dopo anni passò al comando di un altro stimato lupo di mare: Cap. Tonietti Desiderio. Questo barco, sotto la sua esperta mano, fu uno dei pochi che sopravvisse alla furia distruttrice dei sottomarini nemici. Quando si firmò la pace il bel alcione navigava ancora arditamente gli Oceani.

NOTA del 2 agosto 1939 – L’ “ANTONIO PADRE” ribattezzato “Bice”, naviga ancora ad oggi. Acquistato verso il 1923 dai viareggini, ne prese il comando uno dei comproprietari, il Cap. Vittorio Marchi, un autentico e tenace lupo di mare. Visitammo la bella nave vari anni fa, attratti, lo confessiamo apertamente, dal desiderio di poter studiare le comodità e le vere sontuosità d’un grande bastimento dell’ultima epoca della vela.
E la sala centrale della nave con le belle cabine laterali, gli oblok e le porte ricche di lucenti ottoni, l’elegante e ricco fasciamento della saletta e tanti altri dettagli di vero buon gusto ci dissero a quale perfezione erano arrivati i cantieri velici italiani.

Quell’ambiente così marinaro, ma anche così signorile, era ingentilito, è vero, dal sorriso dolce e mite della signora Marchi che nella bella stagione viaggiava con il marito e con i piccoli figliuoli.
V’erano nella sala e nella saletta delicati pizzi e merletti dappertutto. Vasi di felci e di begonie aggraziavano il grande specchio della consolle. E nella bella nicchia, davanti alla Madonna del Buon Viaggio, v’erano dei fiori ed ardeva un tenue lumino. Ora non è più, la mite compagna del buon lupo di mare. Ma il suo spirito buono e gentile aleggia sempre sul grande bastimento viareggino…

E Cap. Vittorio Marchi seguita, oramai da sedici anni, a comandare il “Bice”, il grande alcione che conobbe l’orgoglio di ben cinque continuati viaggi di circumnavigazione.
Lo visitammo nuovamente pochi giorni fa, quando si ancorò alla calata Gadda. Era un po’ più malandato, il caro e nobile veliero dei tempi che furono. Ma aveva ancora tanta grazia nella sua sagoma slanciata e tanta potenza in quella sua alberatura, che seppe dare allo scafo, in Oceano, sedici e persino diciotto miglia orarie! Rivedemmo ancora una volta, nella saletta di comando, le vecchie carte nautiche sulle quali stanno segnate tutte le sue gloriose rotte oceaniche, con al margine appunti or lieti ed or tragici.

“Si era nel 1927”, diceva Cap. Marchi. “Si navigava in vista del Capo Finisterre, quando la nave fu sorpresa da un temporale di eccezionale violenza. La furia del vento spezzò tutta l’alberatura e il bastimento, senza più timone né governo di sorta, fu portato sulle coste della Guascogna. Ci salvammo perché la nostra ora non era ancora arrivata.” Additando poi un cantuccio della murata Cap. Marchi disse: “Proprio là s’appoggiò l’Ammiraglio Conte Costanzo Ciano una volta che venne a visitare la mia nave. Il Grande marinaio d’Italia aveva una predilezione speciale per questo bastimento. E ne sapeva tutta la sua lunga storia velica.”

E perché allora, pensammo noi, non si potrebbe cercare di conservare, se non altro per il ricordo dell’Eroe di Buccari, questo bastimento, ultimo documento della nostra grandezza velica dell’ottocento?
Con il suo capace scafo di buon ferro antico potrebbe oggi o domani far gola ai demolitori di navi.Fino a che sarà nelle mani del buon Cap. Marchi non v’è da temere. Ma, e poi? Perché non salvarlo per le generazioni a venire?

Già ad oggi i nostri figli domandano spesso: “Come erano e quali erano le caratteristiche interne ed esterne d’un bastimento dell’epoca eroica della vela?”.
Domani o fra venti anni saranno i nipoti che formuleranno quelle domande. E non avremo nemmeno più un barco di quell’epoca gloriosa. Di quell’epoca che “Stella Nera” definì una volta: la poesia d’un secolo.
Salviamo adunque l’”Antonio Padre”.

Il suo scafo elegante e robusto potrebbe egregiamente servire quale Museo galleggiante, come sede della benemerita Lega Navale Italiana, o come bastimento adatto ad annuali mostre del mare, da effettuarsi alternativamente in porti italiani diversi. Salviamolo.

Che non ci succeda, per esempio, come all’Inghilterra che, sebbene così ricca e conservatrice, s’è lasciata portar via proprio in questi giorni, da intraprendenti demolitori italiani – e per un esiguo pugno di sterline – il grande e quasi storico bastimento “Java”, quello che aveva avuto un tempo, seppur legno mercantile, la superba “carronata” dei suoi trenta cannoni. Quello orgoglioso veliero che quantunque adibito a pontone a Gibilterra ricordava ancora, nel suo nome e nella sua stessa polena, l’antica storia d’amore d’una bella fanciulla inglese rapita e staffilata a sangue dai ribelli della Malesia…

NOTA del 2020. Durante la seconda guerra mondiale, l’Antonio Padre, ribattezzato “Bice” fu affondato ad Ancona. Recuperato. Nel 1947 viene trasformato in motonave.

Anche nelle lontane Americhe i navigatori di Varazze scrissero una bellissima pagina di intraprendenza marinara. Quando nei nostri mari principiò a declinare l’industria della vela, molti varazzini presero le vie maestre dell’Oceano, emigrando al Plata ed ai paesi del Pacifico. A Buenos Ayres, specialmente alla Boca del Riachuelo, furono molti quelli che si affermarono nei traffici fluviali. Dei più vecchi, o meglio detto di quelli del periodo più antico, si ricordano:

  • Cap. Giacinto Narizzano, che arrivò ad essere armatore dei velieri “Teiro”; “Siempre Teiro”; “Nuevo Teiro”.
    (in questa attività era coadiuvato dal fratello Marco Narizzano).
  • Cerruti detto il “Maxiotto”, che comandò le chiatte della ditta Pinasco.
  • Cap. Camogli Agostino.
  • Padron Scala, che dopo d’aver navigato sulla linea Buenos Ayres-Paysandù, fondò al Riachuelo un cantiere navale.
  • Padron Pasquale Bruzzone, che comandò “patachi” e “pailabots”.
  • Padron Maccari Giuseppe, che comandò le chiatte dell’impresa ligure Josè Pinasco.
  • Ghigliazza Antonio, armatore di velieri di cabotaggio.
  • Cap. Gerolamo Guastavino, che possedette vari velieri, uno dei quali si chiamava “Triunfante Varazze”.
  • Cap. Savignone Antonio, che una volta, nella baia di San Borombon, salvò con il suo veliero gli undici naufraghi della barca uruguayana “Trenta y Tres”.
  • Cap. Francesco Guastavino, che dopo d’aver navigato i fiumi del Plata si recò al Perù, ove comandò la flottiglia di chiatte della ditta Cacciola e Semorile.
  • Ghersi Giacomo che comandò le chiatte di Josè Pinasco.
  • Cap. Giorgio Costa, armatore di “patachos”.
  • Padron Antonio Bruzzone, armatore delle golette “Falstaff” e “Paolitta Perla”.
  • Cap. Ghersi Agostino, che fu armatore del “Gama”.

Si dedicarono invece ai commerci:

Ratto Baudino; Bonfanti Giuseppe; i tre fratelli Domenico, Lorenzo ed Ambrogio Cerruti, che a forza di lavoro gettarono le basi di una grossa fortuna; Vallarino Agostino, detto il “Marinetta”; Baglietto Giovanni; Ferro Francesco; Stefano Scotto; il Vallarino, che a Buenos Ayres era considerato il più forte negoziante di carbone; Fazio Gio Batta e Delfino Gio Batta, che fondarono commerci nell’isola di Maciel e alla Boca del Riachuelo.

Mappa Antica navigazione

Il nucleo più importante dei varazzini emigrati era quello di Buenos Ayres. Ma si può anche scrivere che non vi fu regione dell’America ove non s’abbarbicasse, e tenacemente, qualche cittadino di Varazze.
Infatti nel Paraguay aveva fondato un cantiere navale Padron Scala detto il “Seignun”. Nel Brasile si era stabilito Antonio Cervetto con altri uomini della parentela.

Nel centro America ebbe commerci Fazio Simone. Vallarino Giovanni, detto il “Furiere” già nel 1878 possedeva commercial Guatemala.

Nel Nicaragua vi si erano stabiliti i Giusti. Il capo dell’azienda, Paolo Giusti, morì laggiù. Un suo fratello già molto anziano, ritornò in Patria.

Nel Paraguay ebbe commerci Domenico Brignone. Alla Guayra ed a Caracas ebbero posizioni preminenti ed arricchirono i vari Delfino.

Nel Messico, in quel di Vera Cruz, aveva fondato un’azienda il Craviotto. Durante il moto insurrezionale che culminò con la fucilazione dell’Imperatore Massimiliano sugli spalti di Queretaro, il Craviotto e tutta la sua famiglia furono assassinati da truppe sbandate. Salvò all’eccidio soltanto un piccolo figliuolo che si trovava nel collegio dei Gesuiti.

Giacomo Bollo, detto il “California” ebbe fiorenti commerci a Los Angeles. A San Francisco prosperarono vari varazzini, fra i quali si ricordano i Careghetta, un Cerruti e un Vallarino.

Cap. Sardi Benedetto, figlio del Cap. Simone Sardi, fu un quotato pilota del Canal Zone. Un signo Camogli, fratello del sacerdote Gio Batta Camogli, si era stabilito al Perù ove fondò grandi molini. Un Bailo di Casanova ebbe fiorenti industrie nel Chile.

A Valparaiso fondarono commerci Scotto Tomaso, Rosso Giacomo, fratello di un canonico, e Scotto Giacomo.

Persino in Australia vi furono dei varazzini. Si ricordano Andreano Domenico ed Andreano Lazzaro.


La Varazze d’oggi, così simpaticamente apprezzata dai lombardi e dai piemontesi, che ivi affluiscono numerosi nella stagione estiva, non lasciò morire del tutto, come invece avvenne a Recco, Rapallo e Lerici, i suoi antichi cantieri navali. No!

I vecchi mastri d’ascia, già così nomati per la costruzione di grandi navi, visto che le vele morivano, si dedicarono alla costruzione di delicati velieri da corsa.Geniali ed ardite concezioni nautiche realizzate in legno di cedro, in mogano e in altri legnami di pregio. Delicati e sottili fasciami che da soli dicono la valentìa delle maestranze. E così degli scafi agilie velocissimi partono da Varazze, ogni anno, acquistati e contesi dai ricchi armatori stranieri.

Centinaia di operai, nipoti degli antichi rinomati maestri di cartabono, sono oggi addetti a tali costruzioni.

I fratelli Baglietto, che in questa nuova industria veramente emergono, hanno trasfuso in queste aristocratiche costruzioni tutta la creatrice passione dei vecchi maestri del naviglio di grossa portata. E altri costruttori più piccoli, ma di vaglia, li assecondano. Questi hanno nome: Pietro Ghigliotti, Ottonello Giacomo, Fazio Gio Batta, Colombo Bartolomeo, Parodi, Oderigo Luigi.

E così mercè l’opera paziente e tenace di tutti questi costruttori la città che fu tanto benemerita della vela, la Varazze d’oggi, quella del secolo XX, seguita ad avere l’indiscusso diritto di proclamarsi, ora e sempre, l’
la città dei navali.


Varazze vantò, anche nei secoli andati, delle splendide figure di uomini di mare. Si ricordano: lo scopritore Lanzerotto Malocello; Guglielmo Solaro, comandante di galere a Scio; lo Ammiraglio Orlando Aschero, che vinse i pisani due volte, nel 1284 e nel 1287; Antonio di Gioacchino Salvo, battagliero conduttore di galee contro i barbareschi; Clemente Bartolomeo Fazio, liberatore di Papa Urbano IV pericolante in Nocera; Luchino di Raffaele Fazio, commissario dell’armata genovese che al comando di Biagio Assereto vinse due Re alla battaglia di Ponza (1435); Guglielmo di Oberto, che comandò le galee genovesi sulla costa d’Africa; l’Ammiraglio Leonardo Savignone.

E quella stupenda figura di Gian Tomaso Morchio, ambasciatore a Carlo V, Console di Genova in Oriente, e ammiraglio di quella flotta di nostra gente, che seppe vincere coloro che dalla Sicilia e da Malta insidiavano il nostro commercio marittimo, distruggendo, verso il 1372, la possanza terriera e marinara dei baroni siciliani di Partanna, ed espugnando Malta dalla quale trasse prigione a Genova quel Jacopo da Passano che tanto danno aveva arrecato al naviglio mercantile della Dominante. E ancora i grandi navigatori Melchiorre Testa, Nicolò Da Camogli, Giovanni Delfino, un altro Da Camogli e Battista Delfino.


E con queste ultime righe chiudiamo l’epoca eroica della vela di Varazze. Anche se io (semplice trascrittore) non sono un vostro concittadino, la curiosità mi ha spinto a cercare sul web l’esistenza di immagini relative alle navi succitate… Ebbene, ne ho trovate parecchie. Per questioni di copyright non possiamo pubblicarle, ma siete liberi di investigare per conto vostro.

Buona navigazione!

Novembre 25, 2020
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